I Queyrassin e gli italiani: una storia di solidarietà e scambi
In queste alte valli, gelosamente custodite dalle Combes du Guil, il punto di uscita più vicino è sempre stato l’Italia.
Lungo i 45 km di confine che il Paese condivide con i suoi amici d’oltre Alpi, non sono meno di cinque le valli collegate, per una diversità culturale incredibile. Giudica tu stesso. Il ripido Colle dei Thures che conduce all’immensa Val Susa, il Colle di Valpréveyre, porta d’accesso alla Val Germanasca, il discreto Colle d’Urine o il facile Colle Lacroix che si affaccia sulla Val Pellice, il Colle della Traversette con il suo sorprendente tunnel che collega l’importantissima Val Po, il passo Valante, sorgente del Guil, o il passo Agnel, il secondo valico stradale più alto della Francia, che si affaccia sulla Val Varaita… Uff! Ecco alcune delle molteplici vie di scambio a disposizione delle popolazioni di Queyras e del Piemonte.
Questi andirivieni millenari hanno lasciato il segno nei dialetti. Chiedi a un «basan» (abitante di Arvieux) dove ha raccolto i funghi, e ti risponderà con accento cantilenante e un sorriso misterioso: «da quelle parti, attraverso», che ricorda l’italiano «attraverso». Per dire «è chiaro», un molinard dirà «ça va», che ricorda il ben noto«va bene » d’oltrealpi.
Guillestre, dove ci si recava una o due volte all’anno per le fiere, era «tutta un’altra storia», come scrive Antoinette Meissimilly in *Une des Escoyères*, il suo delizioso libro di memorie. E invece «attraversare i passi di montagna, beh, quello lo sapevamo fare bene»!






















